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La potatura nell’Arboricoltura Moderna

Potare: dal latino putare (=’sfrondare, pulire’, poi ‘ritenere, pensare, ipotizzare’ di origine indoeruropea. Es. moderno “puta caso”)

E’ interessante come la parola “potare” abbia, etimologicamente, fra i suoi significati ‘pensare, ipotizzare’. Quando il vero potatore effettua un taglio di una parte viva* di un albero pensa, ipotizza quale potrà essere la reazione dell’albero. In base a come e a quanto si pota si avranno diversi risultati. La potatura è sempre e comunque un atto artificioso eseguito per un obiettivo che ha a che fare con qualche esigenza umana. Essere il più possibile coscienti di tutte le reazioni che possiamo innescare attraverso le varie azioni di potatura ci può consentire di convivere in modo più piacevole e sicuro con i grandi alberi che adornano, rinfrescano e abbelliscono le nostre città.

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* il taglio di rami secchi non è considerato una “potatura”, infatti il termine corretto è ‘rimonda del secco’. Infetti per togliere i rami secchi di un albero non occore né pensare né ipotizzare nulla!!! Specifichiamo che andrebbero tolti solo queli rami secchi che sono pericolosi per l’incolumità umana o che toglono luce ad altri rami verdi che, coscientemente, intendiamo conservare.

La potatura nasce con i cinesi 5000 anni fa. Etnie nomadi ebbero l’esigenza di trasportare nei loro carri alberi da frutta. Necessità fa virtù e fu così che si compresero le migliori tecniche di taglio per conservare il più a lungo possibile gli alberi in vaso. Appresero così i migliori punti dove eseguire i tagli di ritorno per ridurre la crescita della chioma (conoscevano già empiricamente collare e costolatura dei rami) e compresero che ad una potatura della chioma doveva anche essere effettuata una potatura dell’apparato radicale.
Accadde che i giapponesi invasero la Cina. Carpirono ed esportarono in patria le tecniche di coltivazione degli alberi in vaso. In Giappone la coltivazione di alberi in vaso o vassoio ebbe però uno scopo diverso da quello di necessità dei popoli nomadi della Cina. La coltivazione di alberi in vassoio (bonsai = ‘albero in vassoio, piantato in vaso piatto’) ebbe uno spirito legato alla filosofia zen. Questa tradizione continua tutt’oggi. Dal significato del vocabolo giapponese “bonsai” possiamo immaginare che essi avessero già ben compreso ed appurato che l’apparato radicale degli alberi in natura si sviluppa in modo piatto ed orizzontale (‘piantato in vaso piatto’).

Corretto disegno di un albero

Corretto disegno di un albero: sarebbe auspicabile che nell'immaginario popolare gli alberi fossero pensati così. La convivenza con loro sarebbe più piacevole, sicura e naturale.

I Giapponesi, nel corso dei secoli, hanno affinato moltissimo le tecniche ed empiricamente sono arrivati a “sapere” già molto di quello che ha scoperto Alex Shigo nel corso della sua vita. Ad esempio, nell’arte bonsai, per svuotare il fusto di un albero si esegue un capitozzo! Ovviamente su un esserino alto pochi centimetri questo fenomeno non ha nulla a che vedere con la stabilità bio meccanica… certo è che su un essere gigante, quale è un albero ornamentale in contesto urbano, lo svuotamento del fusto dovuto ai continui capitozzi è un fenomeno che riguarda la diminuzione della sua stabilità bio meccanica!!! Dunque anche dall’arte bonsai abbiamo un feedback importante riguardo alla pericolosità dei tagli a capitozzo.
Cosa ha a che fare quasta introduzione con la potatura nell’arboricoltura moderna?
Sempre dall’arte bonsai, Massimiliano ed io abbiamo preso spunto per cercare una soluzione al problema delle grosse dimensioni che gli alberi raggiungono rispetto al contesto urbano in cui si trovano a vivere.
Come tutti sanno, uno degli scopi nell’arte bonsai, è quello di mantenere piccoli degli alberi che geneticamente raggiungerebbero dimensioni anche 100 volte maggiori di quelle che si riescono a mantenere in vaso… I cinesi inventarono la “potatura di riduzione della chioma mediante la selezione e sostituzione dell’apice“. I giapponesi, come già accennato prima, affinarono la tecnica.

selezione e sostituzione degli apici

Selezione e sostituzione degli apici

Disegno preso dal sito internet  http://hort.ifas.ufl.edu/woody/ , grazie agli studi del Prof. Ed Gilman.

Questo tipo di taglio, in corrispondenza e nel rispetto del collare e della costolatura dei rami, è quello che gli alberi COMPARTIMENTALIZZANO meglio. Ogni taglio è una ferita. Ogni taglio espone ciò che stava dentro l’albero, protetto dalla corteccia, con l’atmosfera all’esterno. Nell’atmosfera, fra le tante cose, ci sono spore di funghi parassiti che hanno il naturale compito di demolire il legno e farlo tornare terra.

L’Arboricoltura Moderna prende in eredità queste acquisizioni molto antiche e ne fa tutt’oggi uno dei suoi cavalli di battaglia.