A seguito dei numerosi incidenti avvenuti di recente, compresa la tragica morte di un bambino e di un motociclista romani, a causa della caduta accidentale di alberi o parti di essi, vi invito a leggere di seguito delle considerazioni fondamentali per migliorare la stabilità meccanica degli alberi che vivono in città, fra persone e abitazioni.
- Un cedro del libano (Cedrus libani) fra palazzi… disturbo o fortuna?

Un pino domestico (Pinus pinea) che incombe su una piazza… pericolo o fonte di benessere?
ALCUNE NOZIONI DI BASE
qualsiasi albero risponde ad un preciso bilancio energetico fra: produzione di sostanze nutritive (molecole a base di zucchero, c6h12o6, che viene effettuata dalle foglie grazie alla fotosintesi clorofilliana) e il consumo di tali sostanze in tutte le altre parti dell’albero (chioma -fiori e frutti compresi, fusto, radici). se per qualsiasi ragione si asporta la vegetazione (in ambito cittadino/urbano ciò avviene con la potatura a verde) le piante tenderanno a ricreare i produttori di cibo (le foglie) nel più breve tempo possibile, per poter continuare a nutrire se stesse.
Esiste un settore dell’ingegneria naturalistica, la biomeccanica, che ha prestato molta attenzione al modo in cui gli alberi si accrescono, resistendo alle forze della natura. la strategia biomeccanica del regno vegetale ruota attorno alla cosiddetta legge della tensione costante. secondo questo principio, gli alberi tendono a ripartire, più uniformemente possibile, il carico lungo tutto il loro corpo ottimizzando la loro struttura in base agli stimoli esterni che ricevono. la struttura albero è in continuo adattamento: quando per una causa esterna si verifica un’alterazione che ne pregiudica l’equilibrio, l’albero mette in atto dei processi di crescita adattativi per bilanciare lo squilibrio indotto.
Per quanto riguarda le “gimnosperme” (conifere varie: ad esempio pini, cedri, abeti…) ci sono delle specifiche da sottolineare. la maggior parte di loro non possiede né gemme dormienti né gemme avventizie lungo il tronco e i rami: in pratica non possono produrre nuova vegetazione (“ricacciare”) dal legno, né dal tronco, né dalle branche. esse possono emettere nuove foglie (gli aghi) solo da gemme che si trovano sulle parti non ancora lignificate, sui rametti ancora verdi. data questa loro caratteristica, se si rimuovono i rametti secondari lungo i rami principali, si va a togliere la possibilità per il ramo di germogliare “indietro”, nel senso della lunghezza e la nuova vegetazione si svilupperà pertanto solo in punta, dove ci saranno le parti ancora verdi, progressivamente i rami si allungheranno sempre di più, costituendo nel tempo leve sempre più svantaggiose fino alla rottura causata dal loro stesso peso.
COME SI AUMENTA LA PERICOLOSITÀ DI UN ALBERO.
fino ad oggi raramente le caratteristiche peculiari di ogni albero sono state prese in considerazione durante le normali pratiche di potatura svolte in ambito urbano. gli alberi vengono potati male nella grande maggioranza dei casi, ignorando del tutto gli studi del settore, la fisiologia dell’albero, la biomeccanica vegetale, i progressi delle conoscenze scientifiche. come si svolgono queste potature di solito? con tre tecniche fondamentali: la sbrancatura, la coda di leone, e la capitozzatura. vediamo di cosa si tratta.
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